L’IPNOSI E’ ETICA?

Una serie di articoli pillole per conoscere l’ipnosi e la sua etica oltre i luoghi comuni

Quando si parla di ipnosi, è facile imbattersi in opinioni contrastanti: da un lato chi la vede come una pratica affascinante, dall’altro chi la associa ancora al timore di perdere il controllo, a forme di manipolazione o all’errata convinzione che l’ipnotista possa penetrare nella mente altrui. Fra questi due estremi si estende un territorio ben più vasto, fondato sulla ricerca scientifica, sulla pratica professionale, sulla deontologia e sulla riflessione etica.

È proprio da queste premesse che prende vita questa serie di articoli dedicati all’ipnosi e all’etica.

Nella mia attività di counselor che integra l’ipnosi nel proprio percorso professionale, ritengo fondamentale non limitarmi a illustrarne le potenzialità, ma interrogarmi costantemente sul suo corretto utilizzo, sui confini applicativi e sulle responsabilità di chi la propone.

L’intento di questo ciclo di approfondimenti non è dunque quello di etichettare l’ipnosi come “buona” o “cattiva”, né di proporla come una panacea universale.

L’obiettivo è offrire un’informazione chiara e rigorosa, capace di separare le evidenze scientifiche dai falsi miti alimentati dal cinema, da credenze personali o da strategie commerciali.

 

In questo primo articolo muoveremo i primi passi partendo dalle radici invisibili del benessere.

Prima di addentrarsi nelle dinamiche profonde e spesso affascinanti dell’ipnosi, è fondamentale compiere un passo indietro e rivolgere lo sguardo verso il terreno su cui ogni relazione d’aiuto dovrebbe poggiare: l’etica. Spesso considerata un insieme di regole astratte o di buone maniere professionali, l’etica è in realtà la bussola fondamentale che distingue una vera pratica di cura da una semplice tecnica di manipolazione.

Ma che cos’è, rigorosamente, l’etica? Dal punto di vista filosofico, l’etica (dal greco ethos, dimora, carattere, costume, comportamento) non si limita a stabilire cosa sia giusto o sbagliato in base a un codice prestabilito. È la riflessione critica sul senso dell’agire umano, l’interrogativo costante del nostro impatto sulla vita dell’altro.

Già Aristotele la legava indissolubilmente alla ricerca della fioritura umana, del bene comune e della giustizia relazionale. Non è un insieme di divieti, dunque, ma una tensione verso la responsabilità.

Da una prospettiva scientifica, i neuroni specchio, l’empatia e la capacità di sintonizzazione emotiva ci dimostrano che siamo strutturati per connetterci con i nostri simili e quando ci poniamo in una posizione di supporto – che si tratti di psicologia, medicina o tecniche di agevolazione del benessere come l’ipnosi – questa connessione si fa ancora più intensa e la vulnerabilità della persona che chiede aiuto aumenta esponenzialmente .

Ogni tecnica che agisce sulla psiche, sulla percezione o sul comportamento non è mai neutra. Uno strumento è efficace tanto quanto è potente, e maggiore è il suo potere di incidere sulla realtà interiore dell’individuo, maggiore è il rigore etico richiesto a chi lo maneggia. Utilizzare uno strumento di supporto significa entrare in uno spazio sacro e riservato: la mente altrui.

In questo contesto, l’etica non è un freno alla guarigione o al cambiamento, ma la sua garanzia.

Significa rispettare l’autodeterminazione dell’individuo, evitare ogni forma di abuso di potere (anche sottile o inconscio), garantire la trasparenza e mettere sempre il benessere e la dignità della persona al di sopra dell’efficacia tecnica o del successo terapeutico.

Quando parliamo di ipnosi, dunque, non possiamo prescindere da queste premesse. L’ipnosi non è uno spettacolo da palcoscenico né una bacchetta magica, ma uno stato alterato e focalizzato di coscienza che amplifica la ricettività e la plasticità mentale. Ed è proprio per questa sua straordinaria profondità che diventa cruciale chiedersi: l’ipnosi è etica?

Per rispondere, dobbiamo prima comprendere come l’etica si traduca in azione quando la mente incontra un’altra mente.

L’incontro tra due menti non è mai un evento puramente neutro o meccanico; è uno spazio liminale in cui la cognizione incontra la responsabilità. Quando una mente si apre all’altra, l’etica cessa di essere una teoria astratta confinata nei trattati filosofici e si manifesta come un atto vivo, dinamico e incarnato. Questa traduzione dell’etica in azione si articola attraverso diverse dimensioni fondamentali:

  1. Dall’ascolto alla vulnerabilità
    Il primo imperativo etico nell’incontro tra coscienze è l’ascolto autentico, che il filosofo Emmanuel Lévinas descriverebbe come l’esposizione al “volto” dell’altro. La mente che incontra un’altra mente riconosce che l’altro non è un oggetto da catalogare, ma un abisso di soggettività. L’etica si traduce nell’azione di sospendere il proprio giudizio, fare silenzio dentro di sé e tollerare la vulnerabilità.
  2. Il riconoscimento e la reciprocità
    Etica in azione significa validare l’esistenza dell’altro. Nel momento in cui due menti dialogano, si attua un mutuo riconoscimento. Agire eticamente in questo contesto vuol dire resistere alla tentazione di strumentalizzare l’interlocutore per i propri fini (categorico kantiano).
  3. L’empatia
    La mente umana possiede neuroni specchio e capacità immaginative che le permettono di simulare gli stati mentali altrui. Tuttavia, l’empatia cognitiva non basta; l’etica richiede il passaggio alla compassione. Quando comprendiamo la sofferenza, la gioia o la confusione di un’altra mente, l’etica si traduce nell’azione di prendersi cura.
  4. La responsabilità del linguaggio
    Le parole sono i vettori principali attraverso cui le menti si toccano. L’etica in azione si misura nella cura del linguaggio. Riconoscere l’altra mente significa comprendere che ogni parola può ferire o guarire, costruire ponti o erigere muri. La comunicazione etica è trasparente ma gentile, cerca la verità senza dogmatismi e sa fare spazio al disaccordo senza scadere nella violenza verbale o nella manipolazione.
  5. La gestione del conflitto 
    Quando due menti si incontrano, lo scontro è inevitabile a causa della diversità delle prospettive. È proprio nella gestione del conflitto che l’etica dimostrata la sua massima efficacia. Agire eticamente significa rifiutare la logica del dominio o della distruzione dell’altro, per abbracciare quella della negoziazione, del riconoscimento dell’errore .

Quando si parla di ipnosi finalizzata alla cura e al benessere, è impossibile prescindere da fondamentali premesse etiche. L’ipnosi eteroindotta, ovvero non praticata come autoipnosi, dà vita a un profondo incontro tra due menti: il soggetto sperimenta uno stato di coscienza alterato e focalizzato che potenzia la propria ricettività e plasticità mentale, affidandosi al percorso guidato dall’operatore. Proprio in virtù di questa straordinaria intensità e vulnerabilità, sorge una domanda cruciale: l’ipnosi è sempre una pratica etica?

Questo appuntamento rappresenta soltanto l’inizio del viaggio.

Nei prossimi contributi analizzeremo nel dettaglio la presunta perdita di controllo, la linea di demarcazione tra suggestione, influenza e manipolazione, il valore reale del consenso, la formazione e le competenze dei professionisti, oltre al delicato rapporto tra ipnosi e promesse di guarigione o risoluzione rapida. Concluderemo il nostro viaggio condividendo con i colleghi una riflessione sull’etica dell’ipnosi nell’era dell’intelligenza artificiale e di strumenti capaci di amplificare le esperienze emotive e sensoriali.

Un percorso pensato per osservare l’ipnosi liberi sia da ingenue idealizzazioni che da ingiustificati timori.

Perché una conoscenza approfondita di questo strumento è l’unico presupposto per decidere, con piena consapevolezza, se, quando e a chi affidarsi.

Siamo arrivati alla domanda chiave:

L’ipnosi è etica? Una domanda più importante di quanto sembri

Quando si parla di ipnosi, prima o poi sorge un interrogativo all’apparenza semplice, ma capace di aprire scenari di riflessione ben più ampi:

L’ipnosi è una pratica etica?

Si tratta di un dubbio fondamentale, specie per chi si avvicina a questo mondo per la prima volta. Cosa avviene realmente durante una seduta? L’individuo preserva la propria libertà di scelta? Esiste il rischio di una manipolazione? Qual è il reale margine d’azione dell’ipnotista? E quali responsabilità etiche gravano su chi impiega l’ipnosi all’interno di un percorso di supporto?

Interrogativi del tutto legittimi, alimentati a lungo da un immaginario collettivo intriso di pendoli oscillanti, comandi mentali, azzeramento della volontà e facoltà ai limiti dell’occulto.

Le evidenze della ricerca scientifica odierna restituiscono tuttavia un quadro ben più articolato e rigoroso.

La prospettiva più stimolante, allora, si sposta su un altro piano:

In che modo l’ipnosi dovrebbe essere applicata per tutelare integralmente la libertà, la dignità, la sicurezza e l’autonomia dell’individuo?

È proprio da questo punto che conviene partire.

Ma prima di affrontare il tema dell’etica, è opportuno fare chiarezza.

L’ipnosi non equivale al sonno né implica necessariamente una perdita dello stato di coscienza.

La scienza moderna la definisce come un fenomeno complesso in cui convergono fattori quali l’attenzione focalizzata, le aspettative personali, la responsività alle suggestioni, le peculiarità psicologiche individuali e il contesto relazionale.

Inoltre, la risposta all’ipnosi non è universale: vi sono soggetti particolarmente predisposti alle suggestioni e altri che lo sono in misura minore.

La stessa APA (American Psychological Association) evidenzia questa intrinseca variabilità nella risposta individuale alla suggestione, sottolineando come l’ipnotizzabilità vari in modo significativo da persona a persona.

Questo dato è cruciale, poiché demolisce uno dei cliché più duraturi sull’ipnosi ossia il mito secondo cui l’ipnotista detenga un potere coercitivo e assoluto sull’individuo.

Le domande più ricorrenti tra curiosi e neofiti continuano ad essere:

“L’ipnosi comporta una perdita di controllo?”

“E se sotto ipnosi compissi azioni contrarie alla mia volontà?”

“E se l’ipnotista mi costringessi a confessare segreti?”

“Esiste il rischio di subire comandi contrari ai miei valori?”

Le ricerche in ambito scientifico non descrivono l’ipnosi come uno stato in cui la volontà individuale viene semplicemente cancellata.

Il senso di controllo e di agency – vale a dire la percezione di essere gli unici autori delle proprie azioni – risponde a dinamiche complesse. Sebbene alcune esperienze ipnotiche possano essere vissute con una sensazione di maggiore spontaneità o apparente involontarietà, ciò non autorizza a pensare che il professionista eserciti un controllo totale sul paziente (APA).

Tuttavia dal momento che la suggestione ha in parte il potere di plasmare l’esperienza soggettiva, l’operatore si assume una responsabilità deontologica di altissimo livello.

Non è sufficiente, dunque, interrogarsi sull’efficacia di una tecnica, e non è la natura intrinseca della tecnica a renderla automaticamente etica.

Proprio qui si apre il primo, vero dibattito etico.

L’ipnosi è uno strumento: l’etica riguarda il suo utilizzo

La responsabilità riguarda il contesto, gli obiettivi, la competenza dell’operatore e soprattutto il modo in cui viene trattata la persona.

Possiamo pensare all’ipnosi come a uno strumento che richiede consapevolezza e responsabilità.

Il Codice Etico e di Condotta della International Hypnosis Association (IHA) è particolarmente interessante proprio per questo motivo.

L’IHA dichiara che il proprio codice costituisce una guida per il comportamento professionale dei propri membri, degli IHA Approved Course Provider e dello staff. Il codice comprende principi relativi alla riservatezza, alla competenza, alla pubblicità, ai limiti professionali, al consenso, alla sicurezza e al rispetto delle normative locali. (International Hypnosis Association)

Non si tratta di una legge italiana e non ve la presento come tale. È però una fonte utile per comprendere quali principi etici un’organizzazione internazionale del settore ritiene fondamentali per chi pratica o insegna ipnosi.

Il primo principio: rispettare l’autonomia della persona

L’autonomia rappresenta uno dei pilastri fondamentali dell’etica dell’ipnosi.

La persona non va mai considerata un semplice oggetto su cui applicare una tecnica, ma un individuo da coinvolgere attivamente nel percorso, sempre informato e pienamente libero di scegliere.

A titolo esemplificativo, il Codice IHA (International Hypnosis Association) stabilisce che il cliente deve mantenere il pieno controllo sulla decisione di acquistare un servizio e conservare sempre la libertà di interrompere le sedute in qualsiasi momento.

Si tratta di un principio di profondo valore, poiché ridefinisce radicalmente l’approccio professionale.

L’ipnosi non deve fondarsi sull’imposizione:
«Io so cosa è meglio per te e tu devi affidarti ciecamente a me.»

Al contrario, si basa sulla condivisione:
«Ti illustro la mia proposta e tu decidi liberamente se desideri sperimentarla.»

Una distinzione che potrebbe sembrare sottile, ma che sul piano etico fa tutta la differenza del mondo.

Il consenso: sapere prima che cosa viene proposto

Un altro pilastro imprescindibile è rappresentato dal consenso.

Il Codice Etico dell’American Psychological Association (APA), specifico per la professione psicologica, stabilisce che il consenso informato debba essere formulato con un linguaggio chiaro e accessibile, fornendo all’individuo dettagli esaustivi sulla natura del servizio offerto.

Lo stesso codice prevede che, qualora si ricorra a metodi non ancora del tutto standardizzati o consolidati, sia obbligatorio informare il cliente sul carattere sperimentale dell’intervento, sui rischi annessi, sulle opzioni alternative e sulla assoluta volontarietà della partecipazione.

Anche l’IHA (International Hypnosis Association) riconosce un valore centrale a questo principio.

Un’applicazione pratica e immediata si riscontra nella gestione del contatto fisico: l’IHA prescrive che il professionista debba sempre illustrare preventivamente le proprie azioni e acquisire un consenso esplicito prima di toccare il cliente, includendo esplicitamente nel dettato normativo anche le tecniche di induzione o approfondimento che comportano contatto corporeo.

Si tratta di una regola tanto basilare quanto cruciale: la partecipazione a una seduta di ipnosi non autorizza in alcun modo a dare per scontata la disponibilità del corpo altrui.

L’ipnosi utilizza la suggestione. Suggestione e manipolazione non sono sinonimi.

Una suggestione può essere inserita all’interno di un percorso in cui l’individuo riconosce l’obiettivo e vi prende parte in modo consapevole.

La manipolazione, al contrario, si fonda su una forma di influenza che può sfruttare le vulnerabilità altrui o ledere l’autonomia personale.

Il Codice IHA affronta questo argomento con estrema chiarezza.

Tra le sue direttive, infatti, vi è il divieto per il professionista di sfruttare la propria posizione di autorità, fiducia o confidenza per trarre vantaggio dal cliente sul piano emotivo, sessuale, finanziario o in qualsiasi altra forma (International Hypnosis Association).

Si tratta di un principio che trascende i confini dell’ipnosi. Esso si applica a ogni relazione in cui una persona ripone una speciale fiducia in un professionista.

Nel contesto ipnotico, tuttavia, questa cautela risulta ancora più cruciale, poiché la suggestione costituisce parte integrante dello strumento di lavoro.

L’ipnotista non deve diventare una figura di potere

Un’etica rigorosa dell’ipnosi impone di prestare costante attenzione alle dinamiche di potere insite nella relazione.

Da un lato vi è il professionista, che padroneggia la tecnica; dall’altro il cliente, che spesso ne è totalmente digiuno e si affida portando con sé un bagaglio di timori, aspettative, curiosità e una naturale predisposizione alla fiducia.

Questa asimmetria genera una profonda responsabilità.

Chi guida la sessione deve infatti astenersi dal coltivare l’illusione di possedere poteri paranormali o un controllo incondizionato sulla mente altrui.

In tal senso, il Codice Etico dell’IHA (International Hypnosis Association) vieta espressamente qualsiasi falsa dichiarazione in merito alle proprie qualifiche, imponendo di presentare i servizi in modo trasparente e rigoroso, esplicitandone chiaramente i limiti e i reali margini di risultato.

Un ammonimento quanto mai attuale nell’era della comunicazione digitale, spesso satura di promesse miracolose e infondate.

“Riprogrammare la mente”: una comunicazione davvero etica?

Nel panorama dell’ipnosi e della crescita personale capita spesso di imbattersi in slogan ad alto impatto emotivo:

“Riprogrammare la mente.”

“Comandare l’inconscio.”

“Cancellare il trauma.”

“Eliminare definitivamente il problema.”

“Risolvere tutto in una seduta.”

La questione va ben oltre la semplice scelta delle parole.

Comunicazioni di questo tipo generano aspettative irrealistiche, associando all’ipnosi poteri taumaturgici che nessun professionista può seriamente garantire.

Il Codice IHA (International Hypnosis Association) impone che la comunicazione pubblicitaria sia veritiera, trasparente e rigorosa, vietando qualsiasi fraintendimento sulle competenze e sull’effettiva portata dell’intervento. Vige inoltre l’obbligo di illustrare i servizi con chiarezza espositiva, evidenziando senza filtri i confini operativi e i risultati concretamente raggiungibili.

Chi esercita questa professione con serietà non ha alcuna necessità di ammantare l’ipnosi di misteri o promesse miracolose per conferirle autorevolezza e valore.

La competenza è una questione etica

Un altro principio fondamentale è la consapevolezza delle proprie competenze e, soprattutto, dei propri limiti.

Il Codice IHA (International Hypnosis Association) impone ai membri di operare esclusivamente all’interno del proprio ambito di competenza, riconoscendo i confini delle proprie capacità personali e professionali.

Il codice stabilisce l’obbligo di informare chiaramente il cliente qualora una richiesta non possa essere soddisfatta a causa di tali limiti. Richiede inoltre un costante aggiornamento professionale attraverso la formazione, l’esperienza diretta e un’attenta osservazione della ricerca e dell’evoluzione del settore.

Questo aspetto riveste un’importanza cruciale.

Ricevere una formazione in ambito ipnotico non abilita automaticamente a trattare qualsiasi problematica con l’ipnosi. Il rispetto dei confini professionali costituisce un pilastro fondamentale dell’etica.

Il tema della competenza conduce inevitabilmente alla definizione dei confini professionali.

Anche l’International Society of Hypnosis (ISH), primaria organizzazione di riferimento nel settore, stabilisce nel proprio codice etico che i membri debbano impiegare l’ipnosi unicamente entro i margini della propria attività professionale e per scopi specifici di qualificazione. L’ISH sottolinea inoltre la necessità di attenersi rigorosamente agli standard della propria professione e alle normative vigenti nel paese in cui si opera.

La padronanza di una tecnica non annulla i limiti della propria professione di origine.

L’ipnosi è uno strumento tecnico.

Il contesto professionale in cui tale strumento viene applicato rappresenta una dimensione distinta e imprescindibile.

La riservatezza è parte dell’etica

Un altro elemento, meno evidente ma di pari importanza, è la riservatezza.

Durante un percorso di supporto possono emergere particolari intimi, vissuti emotivi profondi ed esperienze che non si confiderebbero facilmente a chiunque.

Il Codice Deontologico dell’IHA (International Hypnosis Association) impone ai professionisti il massimo riserbo sulle informazioni condivise e sui contenuti delle sedute, garantendo al contempo la custodia sicura e confidenziale di qualsiasi appunto o documento, nel pieno rispetto delle eccezioni previste dalla legge.

Questo aspetto sottolinea una verità fondamentale:

l’etica nell’ipnosi non si esaurisce in ciò che accade durante lo stato di trance.

Al contrario, abbraccia l’intera relazione d’aiuto,

prima, durante e dopo ogni incontro.

E in Italia?

Nel trattare l’etica legata alla pratica dell’ipnosi, abbiamo fatto riferimento ai codici deontologici dell’International Hypnosis Association e dell’International Society of Hypnosis. Ma qual è la situazione in Italia? Sebbene i principi precedentemente enunciati possano considerarsi universalmente validi, nel nostro Paese la riflessione etica sull’ipnosi deve articolarsi su almeno tre piani distinti:

  • La tecnica ipnotica in sé;
  • L’etica professionale;
  • Il quadro normativo italiano.

Di conseguenza, promuovere un’ipnosi etica in Italia implica interrogarsi profondamente su diversi aspetti:

  • Chi sta utilizzando questa pratica?
  • Qual è il suo percorso formativo?
  • Qual è la sua professione di base?
  • Quali attività svolge concretamente sul campo?
  • In che modo comunica e presenta il proprio servizio?
  • Quali sono i limiti che riconosce e rispetta?

Un riferimento normativo fondamentale è la Legge 14 gennaio 2013, n. 4, che disciplina le professioni non organizzate in ordini o collegi. Questa normativa stabilisce che tali attività possono essere esercitate a condizione che non rientrino tra quelle riservate per legge a soggetti iscritti in specifici albi o elenchi, né tra le professioni sanitarie. La stessa legge ribadisce che i professionisti non possono in alcun modo svolgere mansioni riservate a categorie specifiche, a meno che non posseggano i requisiti richiesti e la relativa iscrizione all’albo professionale (Gazzetta Ufficiale).

Si tratta di questioni differenti, che tuttavia richiedono una valutazione d’insieme rigorosa e integrata.

Quindi l’ipnosi è etica?

La risposta più corretta non è semplicemente sì oppure no.

L’ipnosi può essere utilizzata in modo etico.

Ma l’etica non deriva dal semplice fatto di utilizzare una determinata tecnica.

Dipende da come viene utilizzata, da chi, con quale formazione, con quali obiettivi e nel rispetto di quali limiti.

I codici etici che abbiamo considerato, pur avendo natura e destinatari diversi, convergono su alcuni principi importanti.

La International Hypnosis Association richiama, tra gli altri, competenza, riservatezza, consenso, sicurezza, pubblicità veritiera, rispetto dei limiti professionali, assenza di sfruttamento della posizione di fiducia e libertà del cliente di interrompere il percorso. (International Hypnosis Association)

 

L’American Psychological Association, nel proprio codice destinato agli psicologi, pone particolare attenzione al consenso informato, alla competenza professionale e alla corretta informazione della persona. (APA)

Insieme aiutano a delineare un principio molto semplice: L’ipnosi non deve mai essere più importante della persona che la riceve. In questa convinzione l’attenzione si sposta dal fascino della tecnica alla responsabilità di chi la utilizza.

L’ipnosi vista da una counselor

L’autore di questo articolo è un counselor che integra l’ipnosi nel proprio percorso formativo e nella pratica professionale.

Per me, il concetto di etica si fonda innanzitutto sulla chiara distinzione tra il mio profilo professionale e quello di altre discipline.

Non esercito la professione medica né quella psicologica.

Di conseguenza, il counseling e l’ipnosi applicata non si propongono in alcun modo come alternativa a diagnosi, trattamenti medici o percorsi psicoterapeutici.

Da ciò deriva una responsabilità pratica imprescindibile: individuare i propri confini professionali e esplicitarli con trasparenza.

Davanti a una problematica che esula dal mio campo di competenza, la condotta etica non prevede tentativi di intervento inadeguati.

Richiede invece di accettare i propri limiti e, ove necessario, di declinare l’incarico professionale.

Considero questo aspetto un pilastro fondamentale dell’etica nella relazione d’aiuto.

Ammettere i propri limiti di competenza è spesso un segno di maggiore professionalità rispetto all’illusione di poter risolvere qualsiasi difficoltà.

 

Appuntamento ai prossimi articoli

Per contattarmi: http://www.luciarubini.it

 

Fonti e approfondimenti

International Hypnosis Association (IHA). Code of Ethics and Conduct. Il codice etico e di condotta dell’IHA stabilisce principi per membri, IHA Approved Course Provider e staff, tra cui competenza, riservatezza, consenso, sicurezza, pubblicità veritiera, rispetto dei limiti professionali e delle normative locali. (International Hypnosis Association)

American Psychological Association (APA). (2017). Ethical Principles of Psychologists and Code of Conduct. Il codice è rivolto agli psicologi e comprende, tra gli altri, gli standard relativi al consenso informato e ai limiti della competenza professionale. (APA)

American Psychological Association (APA). (2017). Ethical Principles of Psychologists and Code of Conduct. Il codice è rivolto agli psicologi e comprende, tra gli altri, gli standard relativi al consenso informato e ai limiti della competenza professionale. (APA)

American Psychological Association. Uncovering the new science of clinical hypnosis. Approfondimento divulgativo sulla ricerca contemporanea sull’ipnosi e sulla suggestione. (APA)

International Society of Hypnosis (ISH). Code of Ethics. Codice etico internazionale che richiama l’utilizzo dell’ipnosi entro i limiti della propria professione, formazione e qualificazione e nel rispetto delle leggi del Paese nel quale si opera. (Società Internazionale di Ipnosi)

Repubblica Italiana. Legge 14 gennaio 2013, n. 4. Disposizioni in materia di professioni non organizzate. Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. (Gazzetta Ufficiale)

  •  note dell’autrice

I riferimenti ai codici etici dell’American Psychological Association e dell’International Society of Hypnosis sono utilizzati come fonti di approfondimento sui principi etici relativi alla pratica dell’ipnosi e delle professioni di aiuto. Tali codici hanno destinatari e ambiti di applicazione specifici e non costituiscono normativa italiana né sostituiscono le disposizioni di legge vigenti in Italia.

Il Codice Etico e di Condotta della International Hypnosis Association è il codice adottato dall’associazione nei confronti dei propri membri e soggetti cui esso si applica; la stessa IHA precisa che il proprio codice non costituisce consulenza legale e che, quando le norme locali differiscono dalle sue linee guida, devono essere rispettate le leggi e i regolamenti locali. (International Hypnosis Association)

  • notizie sull’autrice  

Lucia Rubini, occupata da molti anni nel campo delle relazioni d’aiuto e del supporto alle persone in difficoltà, unisce competenze e sensibilità olistica per guidare chi si rivolge a lei per percorsi di crescita personale, per il  raggiungimento di obiettivi individuali che professionali.

Laurea Magistrale in Gestione e Programmazione delle Politiche Sociali

Master in PNL sistemica

Operatore in Tecniche Ipnotiche

MEMBRO A VITA DELLA INTERNATIONAL HYPNOSIS ASSOCIATION

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