LEADERSHIP: 3 PARADOSSI E 8 SKILL

 i 3 paradossi della Leadership e 8 skill da allenare

Cari lettori, buongiorno!

Chi mi conosce sa bene che amo poco raccontare la leadership con storytelling di personaggi famosi. Mi ritrovo in quello che mi dicono manager ed imprenditori concreti e di successo: che loro sono loro e non hanno nulla a che vedere con i vari Steve Jobs, Marchionne, Jeff Bezos, Tony Robbins, per non trascurare Elon Musk e, non so, Bill Gates e l’Harley Davidson.

Ma vi immaginate che io vada in giro con i capelli biondi e la barbetta di Sir Richard Charles Nicholas Branson e le camicie che sparano bianco fluo? Mi mancherebbe solo il catenone d’oro. Scherzi a parte, se qualcuno mi fa notare che non ho raggiunto il loro successo economico rispondo: vero, con la buona compagnia di tutti i miliardi della popolazione mondiale, forse anche la tua, caro lettore, meno una decina: loro.

Ognuno di noi è sé stesso e corre (o cammina o percorre la via) del proprio successo, non quello degli altri. Condividi il Tweet

Tutto questo outing per farmi perdonare che l’articolo, che ti appassionerà incredibilmente, trae spunto da un Coach sportivo definito il più grande di tutti tempi nel suo settore e che ha portato i Giants per tre volte sulla cima mondiale del Baseball americano: Bruce Bochy, e dal lavoro che ha svolto con due Coach di estremo livello, Kevin e Jackie Freiberg; loro stessi ammettono di aver imparato da Bruce qualcosa di veramente esplosivo sulla Leadership.

Probabilmente è il lavoro svolto dai mental coach con Bruce che mi ha reso disponibile più di altre narrative, la quinta essenza di una Leadership lavorata, migliorata con un dettaglio di azioni precise nel tempo, permettendomi di estrapolare una precisa mini-guida per una Leadership out of box, ma che funzioni. Condividi il Tweet

Ed ecco come primo punto i 3 PARADOSSI da saper gestire per una leadership potente:

  1. FIDARSI DELLE AZIONI ED ESSERE UMILI – Un “fare” che dà risultati è sicuramente un punto necessario per un leader. Tutto ciò alimenta un processo di autoefficacia e autostima funzionale; può diventare un’arma a doppio taglio qualora l’ago della bilancia penda verso una posizione autocelebrativa ed egoica del Leader. Se autoefficacia ed autostima superano un livello di equilibrio ecologico, il rapporto con il team può essere incrinato, virare sull’emulazione – nei casi migliori – e non sullo sviluppo delle potenzialità dei componenti del team.
  2. CONTROLLARE LASCIANDO ANDARE IL CONTROLLO – “Apri la gabbia del tuo canarino e se uscendo non tornerà, non ti preoccupare: non era tuo”. Come un flash mi è rimbalzata in mente questa frase e non chiedetemi il nome del maestro Zen che la disse, non lo ricordo! Concedere fiducia a priori non è una cosa che penso umanamente facile, eppure funziona. Vero è che il Team deve aver acquisito o deciso di responsabilizzarsi. Ma ad un certo punto, se qualcuno non è nella squadra, non è responsabilizzato, non dà e non vuole fiducia, cosa lo tieni a fare?
  3. FLESSIBILITÁ NEI PROCESSI NECESSARI – I processi interni alla squadra diventano la “stella polare” che determinano la direzione e non punti da marcare in modo preciso. Il massimo di questo concetto lo puoi rilevare negli stormi in migrazione. Hai presente quei video nei quali disegnano nel cielo figure incredibili senza perdere la coesione? Ci sono diversi studi assimilabili al concetto comportamentale auspicato nei gruppi “giovani senza capo”, ma questa è un’altra storia. In ogni realtà hai dei vincoli sia di processo che di risorse e se è vera la frase “lavora con quello che hai a disposizione”, un Leader trova il modo per arrivare a risultati che sono una somma superiore di tutte le risorse e prima inimmaginabili. Non fatevi “stringere” dai vincoli.

Ora, fermarmi qui non era onesto, dai, per cui stiamo concentrati sul conoscere questi 8 punti che sono quelli della guida; mettiti comodo per goderti appieno gli 8 skill necessari per una Leadership out of box, ma che funziona.

  1. DEDICATI AD OGNUNO DELLA TUA SQUADRA, MA NON ESSERE UNO DI LORO. Condividi il Tweet È una questione di ruolo, informa empaticamente la tua comunicazione, sii una risorsa disponibile, ma non cercare di essere un player della tua squadra. Sii il Leader, il generale ma sempre alla pari e nel rispetto dei reciprochi ruoli.
  2. SII FERMO NELLA TUA LEADERSHIP, NON CATTIVO. Condividi il Tweet Fermezza sta per “non titubare”, non è cattiveria. Una severa disciplina e un’esecuzione mirata permette ai giocatori di valutare i confini e quanto è forte un manager prima di dedicarsi con tutto il cuore alla visione che lui stabilisce per la squadra.
    Vogliono sapere: ha il coraggio di prendere decisioni difficili che sono le migliori per la squadra? Riuscirà a tenere testa ai membri che non vivono la cultura? È risoluto nel cercare il bene del gruppo? Il problema sorge quando un leader confonde l’essere duro con l’essere meschino.
  3. MANTIENI IL CONTROLLO, MA LASCIA ANDARE. Condividi il Tweet Questo punto è forse tra i più difficili da far propri! Va da sé che qui la delega la fa da padrone, ma anche la capacità di scegliere le persone, non solo meritevoli, ma capaci di gestire la delega che si assumono, responsabilizzandosi al punto da divenire loro stessi leader nella propria responsabilità.
  4. ACCETTA I VINCOLI, MA NON LIMITARTI. Condividi il Tweet In ogni squadra le risorse sono alla lunga determinate, ma non per questo il Leader si scoraggia: otterrà sempre il meglio da quello che ha a disposizione senza lamentarsi a raffica. Fatica, blocchi psicologici autoimposti o aspettative di performance impensabili diventano per un Leader un’opportunità per essere più creativi e trarre di più da meno.
  5. SII DISPONIBILE, NON INFLUENZABILE O POCO CENTRATO. Condividi il Tweet Tieni ben distinta la “disponibilità” dall’accondiscendenza! Attribuisciti le colpe delle sconfitte e condividi i meriti delle vittorie, vivi con piacere l’essere il punto di riferimento della squadra, sempre con loro e per loro, senza distinzione. Sappi parlare con franchezza anche delle verità poco piacevoli e sii equidistante nella valutazione dalle responsabilità della squadra.
  6. CONSAPEVOLIZZA CHE PIÙ IMPARI, MENO SAI. Condividi il Tweet Non puoi mai sentirti arrivato in questo ruolo. Attenzione, curiosità, creatività, flessibilità e competenze sono un continuo fluire nei cambiamenti. Ci sono parecchie aree di competenza necessarie al di fuori di quelle strettamente professionali da conoscere, proprio per moltiplicare l’impatto delle tue capacità professionali.
  7. PARLA SENZA RISPONDERE, AGISCI SENZA REAGIRE. Condividi il Tweet Reattivo? Ma anche no! Porta il “tempo” a livello di risorsa per intervenire, agendo con decisioni importanti e senza esacerbare alcune situazioni che possono diventare più critiche di quello che possono essere.
    Tutto ciò non significa essere inclini a negare o rimandare per paura. C’è saggezza in questa moderazione: si possono avere tempi ridotti di risoluzione dei conflitti senza forzare prematuramente una situazione.
  8. SII FIDUCIOSO MA UMILE. Condividi il Tweet Ogni persona, in ogni squadra è attratta da queste due caratteristiche del Leader: fiducia ed umiltà!

I membri di un team sono attratti da un tipo di fiducia autentica, spesso dimostrato in una determinazione tranquilla e calma che è sottovalutata ma potentemente presente e scevra della paura. Si basa sull’essere incredibilmente preparato, estremamente competente e disposto a rischiare grandi cose per conto degli altri: è chi può fermarsi per dare spazio al contributo di altri.

L’umiltà attrae come i leader che hanno una consapevolezza realistica dei propri limiti, insufficienze e tengono in considerazione i bisogni degli altri. L’umiltà li rende più accettanti di sé stessi e meno giudicanti nei confronti degli altri. Potrei tradurre il tutto con il termine “compassione”. E questi Leader possono permettersi di alzare continuamente il livello, chiedono anche molto alla squadra, al team, ma con empatia e un profondo apprezzamento per quanto possa non essere sempre semplice.

L'umiltà fa sì che ci si accetti di più e si sia meno giudicanti e i grandi leader diventano bravi nell'arte delle scuse. Condividi il Tweet.

Se la chimica relazionale è importante, ci deve essere una miscela unica di fiducia e umiltà. Ecco come Bruce spiega quell’equilibrio.

L’umiltà e i suoi paradossi secondo Bruce:

    • Sii abbastanza sicuro di te da avere un po’ di spavalderia. Ma abbastanza umile da sapere che non sei arrivato qui da solo.
    • Sii abbastanza sicuro da sapere che se l’hai fatto, puoi farlo di nuovo. Ma abbastanza umile da non pensare mai di essere arrivato.
    • Sii abbastanza sicuro da affrontare un avversario da una posizione di forza. Ma abbastanza umile da renderti conto che hai sempre da imparare su di lui.
    • Sii abbastanza sicuro da rimanere concentrato quando è il momento di metterti al lavoro. Ma abbastanza umile da prenderti del tempo per i media o essere gentile con qualsiasi persona che ti voglia parlare.
    • Sii abbastanza sicuro da chiamare qualcuno che non lo sta facendo. Ma abbastanza umile da sapere che un giorno potrai essere tu dall’altra parte di quella conversazione.
    • Sii abbastanza sicuro da sapere che ti sei guadagnato il diritto di essere dove sei. Ma abbastanza umile da renderti conto che non arrivi mai; devi guadagnarlo costantemente – ogni “successo” ti compra solo un “biglietto d’ingresso per giocartela un altro giorno”.

Sicuramente il tema apre questioni alle quali sono stati dedicati interi libri e spero vivamente che questo articolo abbia comunque apportato alcuni spunti di autoriflessione che ti permetteranno di alzare l’asticella per la leadership che vuoi esercitare.

Come funziona il processo di Coaching in Azienda lo trovi QUI.

Ci ritroviamo sempre qui, sul nostro blog, con piacere e dedizione al tuo percorso.

Alfredo Maria Molgora

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