teaming

Cosa serve per creare un Team(ing) in un ambiente di lavoro dinamico

Cos’è il “Teaming”?

Il Teaming è la creazione di un gruppo di lavoro creato ex novo, in cui persone che non hanno mai collaborato insieme si coordinano e collaborano unendo competenze diverse per portare a termine un lavoro/progetto.
Nello sport si hanno squadre, ma la creazione del team è una cosa diversa. Una squadra sportiva si allena nel tempo con gli stessi membri; è un gruppo di persone stabile, limitato, ragionevolmente piccolo, in cui gli individui sono interdipendenti e mirano a raggiungere un risultato condiviso. Il Teaming è più simile a un gioco improvvisato al parco con persone che non si conoscono, il che è diverso dall’idea di squadra sportiva già formata e ben allenata.
Il lavoro in team sta diventando sempre più diffuso nell’ambiente lavorativo  oggigiorno. Con operazioni globali e frenetiche, orari mutevoli e competenze sempre più circoscritte, molti devono saper lavorare con persone diverse in ogni momento per portare a termine il lavoro.

Collaborazione sul posto di lavoro

Un posto dove questa situazione si riscontra spesso è nei grandi ospedali. Gli ospedali sono aperti ventiquattro ore al giorno e i casi dei pazienti sono sempre univoci, con necessità  complesse e differenti. In media, un paziente è visto da molti assistenti diversi durante un ricovero, i quali provengono da diversi turni, diverse specializzazioni, diverse aree di competenza e che forse non si conoscono nemmeno per nome. Tuttavia, devono coordinarsi per fare in modo che il paziente sia ben curato e, quando questo non succede, i risultati possono essere gravi.
In altri contesti lavorativi, la posta in gioco non è sempre la vita o la morte. Consideriamo, per esempio, cosa serve per creare un film di animazione. Ci sono scienziati, artisti, narratori e tecnici informatici che si organizzano in gruppi in costante trasformazione, per creare risultati sorprendenti come “Frozen”. Lavorano insieme, mai nello stesso gruppo per più di due volte, e non sono a conoscenza di quale sarà il passo successivo.
Ovviamente, occuparsi dei pazienti nel pronto soccorso e progettare un film d’animazione sono lavori molto diversi. Tuttavia, al di là delle differenze, hanno molto in comune: servono competenze diverse in momenti diversi, non si hanno ruoli fissi, nè risultati definiti, si fanno molte cose che non sono mai state fatte prima e non si ha la possibilità di farlo in un team stabile.

Risolvere grandi problemi

Questo modo di lavorare non è facile, ma sta diventando la norma e lo si deve capire. È particolarmente necessario per gestire lavori complessi o imprevedibili e per risolvere grandi problemi. Paul Polman, CEO di Unilever, lo ha evidenziato molto bene quando ha detto: “Le questioni che dobbiamo affrontare oggi sono così grandi e così impegnative, che diventa piuttosto chiaro che non possiamo farcela da soli, e serve quindi una certa umiltà nel riconoscere che è necessario coinvolgere altre persone”.

Superare gli ostacoli nel lavoro di squadra

Un problema che si verifica spesso in team è lo “scontro di cultura professionale”. Persone diverse pensano in modo diverso; hanno valori diversi, tempistiche diverse, lingue o gerghi diversi e quindi non la vedono sempre allo stesso modo. Questo è un grande problema: lo scontro tra culture professionali può costituire un ostacolo importante nel raggiungimento del risultato. Come fare in modo che la squadra funzioni bene, soprattutto se di grandi dimensioni? Questo scontro culturale può essere superato grazie alla leadership: il leader sa di non avere le risposte e confida nel lavoro del team per trovare una soluzione. Questo è noto come “umiltà situazionale“, ed è l’atteggiamento appropriato. Questa umiltà situazionale, unita alla curiosità, crea un senso di sicurezza psicologica che permette alle persone di mettersi in gioco in presenza di estranei. È difficile chiedere aiuto o suggerire un’idea quando sei in mezzo a persone che non conosci molto bene. Hai bisogno di sicurezza psicologica per farlo. E’ necessario superare la sfida umana di base: “E’ difficile imparare se già sai”. Purtroppo, siamo programmati per pensare di sapere, così dobbiamo ricordare a noi stessi di essere curiosi verso ciò che gli altri propongono. Questo tipo di curiosità può anche generare una sorta di generosità di interpretazione. 
C’è un’altra barriera, e questa è la competizione: il pensare che “Il mio successo dipende dal tuo fallimento”.  È difficile fare squadra se si vedono gli altri come concorrenti. Dobbiamo superare anche questo e se lo facciamo, i risultati possono essere impressionanti. La creatività e una corretta comunicazione sono abilità che devono essere profondamente presenti ed allenate.

La mentalità di squadra

“Non mi piace molto quell’uomo. Devo conoscerlo meglio.” Abraham Lincoln

Questa è la mentalità necessaria per un lavoro di squadra efficace. Nella nostra torre d’avorio possiamo fare molte cose, ma quando facciamo un passo indietro, ci protendiamo e ci mettiamo in contatto con gli altri, possono accadere cose incredibili. Per arrivarci, dobbiamo essere in grado di riconoscere rapidamente i talenti, le competenze e le speranze uniche dei nostri collaboratori e, a nostra volta, trasmettere loro ciò che noi stessi offriamo. Per collaborare e costruire ciò che sappiamo di poter creare, ma che non possiamo creare da soli, questa è la mentalità che ci serve.

Come possiamo capire, le competenze base dei ruoli sono date per scontate. Ma non è proprio questo che succede oggi giorno nelle realtà aziendali? La differenza la fa una formazione avanzata ed adeguata dove le soft skill diventano via via un must imperdibile, per una produttività che tenga le aziende al passo con i tempi.


Articolo basato sul TED Salon: Brightline Initiative Talk, “Come trasformare un gruppo di sconosciuti in un Team”, di Amy Edmondson.

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